Cd/Dvd

Achtung!

Domenico Caliri - Guitar/Effects
Giovanni Maier - Double Bass
Zeno De Rossi - Drums

 

1- Light in darkness - A.Ayler

 

2 - Il Pigiama di Wagner - Wergeld

3 - Acthung! - Wergeld

 

4 - Zebdi - J. Zorn

5 - Our Prayer - D. Ayler

 

6 - Cinderella's Nightmare - Wergeld

7 - Ida Lupino - C. Bley

 

Innanzi tutto bisogna dire che Acthung! è un cd impegnativo, molto complesso e denso di significati. Poi che Wergeld è un trio formato da esperti musicisti, Domenico Caliri, Giovanni Maier e Zeno de Rossi, provenienti da esperienze musicali molto simili: virtuosi, valenti improvvisatori, sperimentatori e ricercatori incalliti, esimi rappresentanti di questa originale corrente italiana che si sta imponendo sulla scena come novità di grande rilievo, legata in gran parte a strumentisti di area jazz o free, comunque, da esperienze collettive di improvvisazione, e da etichette indipendenti, quali la stessa El Gallo Rojo Records, spesso anche da auto produzioni, vera linfa vitale di un settore discografico che, se fosse per il lavoro obsoleto ed atto a mantenere lo status quo delle major, ristagnerebbe nell’oblio. Infine, che questo prodotto è una registrazione in presa diretta, eseguita nello studio Attic di Ljubljana senza alcuna sovrascrizione o modifica: praticamente una performance live senza pubblico! Tutto ciò per dire che è evidente che ci troviamo di fronte ad un prodotto non certo di facile lettura, ma sicuramente stimolante per chi crede che la musica, come tutto ciò che concerne la comunicazione, non sia solo un mero esporre, ma piuttosto un significare, un ragionare sul significante, sul significato e sui rapporti reciproci, con tutte le innumerevoli possibilità che ciò comporta.
Si rende necessario fin da subito evidenziare un diverso atteggiamento del trio nei confronti dei pezzi propri, come Il pigiama di Wagner, una ballad sui generi che si muove sul filo della dissonanza, Achtung!, e Cinderella’s Nightmare, dalle rimarcate tendenze rock e progressive, che trovano ispirazione da un’evidente ricerca di iterazione tra i musicisti, da un'improvvisazione che trova sua massima espressione nel dialogo e nell’intreccio ritmico, melodico ed armonico degli strumenti, magistralmente sfruttati fino ai limiti delle loro possibilità ed efficacia, rispetto alle rielaborazioni di alcuni classici del genere free, dove è maggiore l’interesse verso la definizione di atmosfere e significati legati a doppio filo con la storia e filologia dei brani stessi. E’ il caso, per esempio, di Lights in darkness, nel quale l’ascoltatore è proiettato, attraverso un’associazione semantica tra buio/luce e piano/forte, nell’accezione dinamica dei termini, in un paesaggio sonoro dalle forti tinte oscure, illuminato da sempre più frequenti e violenti bagliori, quasi dissonanti, fino all’esasperata e drammatica esplosione di luce totale, l’estremo fortissimo dell’ultima esposizione motivica. Tuttto questo senza mai deturpare le varie componenti tematiche del brano, come anche in Zebdi di J. Zorn o in Our Prayer, sempre dal repertorio di A. Ayler, rivisitata dapprima attraverso la rappresentazione di un umile e flebile sentimento dalle atmosfere pacate, sorretto dall’intreccio contrappuntistico dei due strumenti a corda, e da strumenti percussivi che esulano dalla ritmica funzionalità tradizionale per rifarsi a sonorità più vicine agli oggetti della quotidianeità, secondo modalità espressive che riprendono primitivi strumenti utilizzati dai blues men - washers, ecc. -, poi in una dolorosa e sentita preghiera dall’anima blues che si esaurisce in un disperato urlo di bisogno. Chiude l’album Ida Lupino, un classico di Carla Bley, a cui i nostri sanno conferire una rinnovata freschezza e piacevolezza, dovuta ad una trascinante ed impulsiva ritmica di basso e batteria, che sorreggono le riproposizioni e variazioni continue su tema prodotte dalla chitarra di Caliri, assolutamente originale nella sua ricercatezza non solo armonica e melodica, ma anche effettistica, una costante che permea di se non solo questo brano ma un po’ tutto il cd.

Wergeld, in italiano "guidrigildo", era un provvedimento che nell’antica legislazione anglosassone stabiliva il pagamento di una somma in denaro da parte del colpevole del reato di omicidio alla famiglia dell'ucciso. Wergeld, il compenso meritato che spetta a chi quotidianamente subisce la frustrazione della commercializzazione e della banalizzazione degli idiomi jazzistici...

Riccardo Valsecchi